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Università di Padova

 

ATTIVITÀ' DI RICERCA

 

Il maggior numero di lavori scientifici di ricerca, svolti spesso in collaborazione con scienziati di fama internazionale da varie parti del mondo, si concentra soprattutto nei seguenti settori:

Vediamo di seguito alcuni esempi di ricerche condotte recentemente all’interno delle suddette tematiche.

Asteroidi e comete

Le comete, gli asteroidi e i meteoriti sono i corpi più piccoli del Sistema Solare. Questi oggetti, apparentemente minori, sono invece di importanza fondamentale per lo studio delle fasi primordiali e dell'evoluzione stessa del nostro sistema planetario.

Infatti, grazie alle loro piccole dimensioni e, soprattutto per le comete, perla loro grande distanza dal Sole, hanno conservato quasi intatte le caratteristiche primordiali presenti al momento della loro formazione rappresentando così i testimoni più incontaminati dell'origine ed evoluzione del Sistema Solare.

Lo studio di questi oggetti viene effettuato soprattutto mediante indaginispettrofotometriche che ne consentono lo studio della composizione superficiale. Molto spesso si utilizzano a questo scopo i telescopi dell'European Southern Observatory in Cile (3.6m telescope, New Technology Telescope, NTT, e il Very Large Telescope, VLT) e il Telescopio Nazionale Galileo nelle isole Canarie.

Gli argomenti principali di maggior interesse per la comunità planetologica sono lo studio degli oggetti della Kuiper Belt, posta agli estremi confini del Sistema Solare, oltre Nettuno, scoperta solo di recente e dei Near Earth Objects, piccoli oggetti che orbitano nei pressi della Terra e quindi anche potenzialmente pericolosi per il nostro pianeta. I primi rappresentano gli oggetti più antichi del Sistema Solare, i secondi rappresentano un gruppo di oggetti estremamente eterogeneo sotto tutti gli aspetti, la cui origine e provenienza non è ancora del tutto nota.

Astrobiologia

Da pochi anni alcune ricerche sviluppate a Padova riguardano aspetti dell’Astrobiologia, una scienza interdisciplinare che si sta sviluppando in diversi paesi europei o americani e che riguarda i collegamenti esistenti tra le forme di vita terrestri e l’ambiente extraterrestre. Tipici argomenti di Astrobiologia sono l’esistenza di pianeti intorno ad altre stelle, i mutamenti dell’ambiente terrestre dovuti a cause astronomiche, la nascita di forme di vita su altri pianeti. Una ricerca iniziata da poco tempo in collaborazione con biologi ed ingegneri spaziali riguarda quest’ultimo aspetto.

In previsione dei futuri atterraggi sul pianeta Marte si stanno costruendo delle camere di simulazione che riproducano le condizioni ambientali di Marte (superficie e sottosuolo) per condurre esperimenti con batteri terrestri in grado di sopravvivere a bassissime pressioni e temperature e resistenti ai raggi ultravioletti. Si cerca di capire fino a quali condizioni di pressione, temperatura ed irraggiamento ci si può aspettare che eventuali forme di vita simili alle nostre ma nate su Marte possano aver resistito alle variazioni dell’ambiente marziano. Viceversa, si potranno stabilire i limiti di sterilità di materiali terrestri inviati su Marte, per evitare future contaminazioni. I risultati di questi esperimenti potranno essere ripetuti, modificandole camere di simulazione per gli ambienti di altri pianeti, quali gli oceani sotto il ghiaccio dei satelliti di Giove(Europa e forse Ganimede).

La foto mostra del ghiaccio sulle rocce di Marte in un’alba invernale.

Pianeti extrasolari

Negli ultimi dieci anni sono stati scoperti più di 100 nuovi pianeti in sistemi planetari attorno a stelle nelle vicinanze del Sole. Si è stimato che almeno il 10% delle stelle ospitano un sistema planetario. Sono pertanto iniziate numerose ricerche, basate sulle più sofisticate tecniche di osservazione e analisi dati per trovare sistemi planetari extrasolari e per la loro caratterizzazione. In particolare si vuole conoscere esattamente quali stelle ospitano sistemi planetari, in quale quantità e che tipo di pianeti popolano questi sistemi. La domanda ultima cui si vuole trovare una risposta riguarda l'esistenza di pianeti di tipo terrestre o comunque abitabili da forme di vita simile alla nostra e infine, se effettivamente esistono forme di vita al di fuori della terra e del sistema solare. Sono ricerche complesse e che richiederanno molti anni prima di essere concluse.

A Padova esistono gruppi di ricerca che attivamente lavorano in questo campo, sia dal punto di vista osservativo che teorico. Questi gruppi sono impegnati sia in progetti ossevativi per l'identificazione di pianeti extrasolari sia nello sviluppo di nuova, sofisticata strumentazione (sia da terra che dallo spazio) per la ricerca di pianeti extrasolari.

Ammassi aperti

Sono insiemi di stelle coeve distribuiti nel piano del disco della nostra galassia: la Via Lattea. Tali sistemi di stelle oltre a consentire lo studio delle proprietà delle stelle di massa grande ed intermedia che li compongono, permettono analizzare la struttura del disco galattico, l'estensione e la forma dei bracci a spirale della Via Lattea, e di ripercorrere tutta la storia evolutiva del disco galattico e delle regioni vicine al Sole.

Ammassi globulari

Gli ammassi globulari sono agglomerati stellari che possono contenere tra alcune migliaia e alcuni milioni di stelle. Sono gli oggetti astronomici più vecchi dell'Universo di cui si possa misurare l'età. Pertanto, la misura della loro età fornisce un importante limite inferiore all'età stessa dell'Universo. Poiché questi sono tra le prime strutture che si sono formate nell'Universo, lo studio delle proprietà(composizione chimica, massa, etc.) della loro popolazione stellare fornisce fondamentali informazioni sul modo in cui si sono formate le stelle e le strutture complesse, fino alle galassie nell'Universo primordiale.

A Padova c'è una lunghissima tradizione nello studio degli ammassi globulari sia dal punto di vista fotometrico che spettroscopico. Attualmente sono in corso ricerchebasate su dati dal telescopio spaziale Hubble e dai maggiori telescopio a terra (in particolore il Very Large Telescope). Ulteriore impulso a queste ricerche è previsto per i prossimi anni, in particolare quando sarà accessibile alla comunità nazionale il Large Binocular Telescope (LBT).

Stelle variabili

Le Variabili Cataclismichesono sistemi binari stretti composti di una stella di tipo solare che trasferiscemateria sulla superficie di una stella primaria compatta, tipicamente una nana bianca.Di questestelle a Padova si studiano vari aspetti fenomenologici, portando avanti programmi di osservazioni mirati, e contemporaneamente si cerca di sviluppare alcuni modelli teorici interpretativi delle fenomenologie osservate.

Una delle problematiche di punta nelle ricerche di questo settore è quello sul ruolo dei campi magnetici nei processi di trasferimento e di accrescimento della materia sulla nana bianca.alcuni ricercatori padovani hanno individuato la presenza di cicli di attività magneticadi tipo solare nelle componenti fredde delle binarie cataclismiche.Si stanno anche analizzando gli effetti del campo magnetico della nana bianca nel processo di accrescimento delle stelle novae, cioè in stelle binarie che manifestano delle violente e improvvise esplosioni superficiali visibili anche a grande distanza.

Di grande interesse è anche lo studio della stabilità dei dischi di accrescimento, che si formano intorno a queste stelle che attraggono materia dalla compagna vicina,quando sono perturbati dalle forze mareali indotte dal moto orbitale della secondaria.

Altrettando interessanti sono le ricerche sugli effetti dell’interazione del campo magnetico nelle stelle Ae/Be di Herbig conle loro atmosfere. La rotazione stellare produce centrifugazione della materia e venti strutturati che danno origine a variabilità nelle righe di emissione osservate.

Supernovae

La supernova rappresenta la violenta fase finale della vita di una stella. Essa comporta un fenomeno esplosivo, innescato da una reazione termonucleare incontrollata o dal collasso gravitazionale del nucleo, in cui avvengono emesse enormi quantità di energia che fanno apparire, per diversi giorni, la stella brillante quasi quanto la galassia in cuiesplode. Data la loro luminosità, questi oggetti sono visibili a considerevoli distanze, dell’ordine dei miliardi di anni luce e, dato che molte di esse presentano un massimo di luce costante, permettono di risalire alla distanza della galassia in cui appaiono e di sondare le proprietà geometriche dell’Universo a distanze cosmologiche, e quindi anche indietro nel tempo. I resti della stella espulsi dall’esplosione, mescolandosi con il gas interstellare, daranno luogo in epoche successive a nuova formazione di stelle e quindi il fenomeno va visto non solo come la fine di una stella ma anche come seme per una generazione stellare successiva.I raggi cosmici, emissioni di neutrini e produzione di raggi gamma si pensano abbiano pure origine in un’esplosione di supernova. Stelle a neutroni ed alcune categorie di buchi neri sono pure associati a questo fenomeno.

Lo studio delle supernovae, essendo un fenomeno raro e transiente,si basa dapprima sulla loro ricerca che avviene tramite surveys dedicate fatte con telescopi, oggigiorno quasi tutti automatici, che sorvegliano con regolarità centinaia di galassie, e poi sulla loro osservazione sia fotometrica, per ottenere la curva di luce e dedurre la distanza, che spettroscopica, per risalire al tipo di supernova, alle caratteristiche dell’esplosione ed avere conoscenze sulla stella progenitrice.

A Padova, sia presso il Dipartimento di Astronomia che presso l’Osservatorio Astronomico, è attiva da diversi decenni una fruttuosa linea di ricercache ha portato alla scoperta coi telescopi dell’Osservatorio Astrofisico di Asiago di diverse Supernovae e conseguito importanti risultati sulle proprietà di questi oggetti. Viene pure prodotto un Catalogo di Supernovae, prezioso per studi statistici, costantemente aggiornato e disponibile in Rete che, a partire dalla supernova apparsa nella galassia di Andromeda nel 1885, riporta attualmente i dati di circa 3000 oggetti con un incremento annuo di qualche centinaio.

Struttura ed evoluzione stellare

Le stelle sono dei meravigliosi laboratori di fisica da quella classica e a quella quantistica in cui numerosi fenomeni fisici concorrono a determinare la struttura e la evoluzione di una stella. Le stelle come gli esseri viventi, nascono evolvono e muoiono o esplodendo o tramutandosi in oggetti compatti. La durata di una stella dipende dalla sua massa, al diminuire di questa la vita si allunga passando da alcuni milioni di anni per stelle con massa elevata(100 volte quella del sole) ad alcuni miliardi per quelle con massa di poco inferiore a quella del sole. Le stelle sono responsabili della distribuzione degli elementi osservata in natura. Infine le stelle sono dei raffinati orologi cosmici per datare l’Universo.In questo contesto le linee di lavoro attualmente attive sono molteplici: la perdita di massa per vento stellare, la nucleosintesi stellare, la natura dell’esplosione delle Supernovae di tipo I, la natura delle stelle molto fredde e luminose dette di ramo asintotico, l’interpretazione dei diagrammi fondamentali, luminosità (magnitudine) temperatura (colore) di insiemi stellari di varia complessità dagli ammassi alle galassie.

Popolazioni stellari

Si ritiene che le stelle della nostra Galassia si siano formate attraverso generazioni successive di stelle (chiamate popolazioni stellari) ben distinte tra loro, dove le generazioni successive si sono arricchite degli elementi generati dalle precedenti generazioni eiettati nel gas interstellare durante le fasi finali dell’evoluzione stellare. Sono tutt’ora ben visibili nella nostra galassia campioni di diverse popolazioni.

Le ricerche in corso si propongono di approfondire lo studio sulla struttura della nostra galassia, in particolare sul contenuto delle popolazioni stellari, le loro caratteristiche osservative (colori, magnitudini, metallicità, ecc.), le metodologie di studio e l’interpretazione corrente delle loro proprietà.

I risultati dell’evoluzione stellare sono il punto di partenza per lo studio delle popolazioni stellari nelle galassie al fine di ricostruire la storia di formazione e l’evoluzione di quest’ultimesia per l’Universo locale che indietro nel tempo e/o lontano nello spazio. Varie attività sono in corso che vanno dalla modellistica chimica, fotometrica e spettrale delle galassie di vario tipo morfologico alla interpretazione e simulazione dei dati sperimentali sia da terra che dallo spazio.

Struttura delle galassie

Le galassie sono immensi aggregati stelle, polveri e gas. La loro forma e la loro struttura è stato un problema molto studiato sin dalla metà del ‘900.Negli anni ’70 alcuni ricercatori padovani, utilizzando il grande telescopio di 5m di Monte Palomar, sono riusciti a misurare per la prima volta la rotazione delle stelle in un tipo di galassie dette Ellittiche. Queste osservazioni mostravano chiaramente che i moti delle stelle non erano così veloci come predetto dai modelli teorici di allora. Essi potevano essere spiegati solo se la struttura di alcune galassie è ‘triassiale’, ha cioè una forma a tre assi di lunghezza differente.

In questo campo Padova ha tracciato una linea di ricerca dimostrando con modelli ed osservazioni che numerose galassie potevano avere una struttura triassiale, residuo dell’epoca turbolenta di formazione o di colossali scontri tra galassie.

Le ricerche attuali sulla struttura delle galassie partono da queste pionieristiche osservazioni di dinamica delle stelle, oggi rese più facili da grandi telescopi, dalle immagini digitali e dai telescopi spaziali indirizzandosi verso uno studio delle singole componenti che formano le galassie. Ad esempio, gli enormi buchi neri nei nuclei galattici, studiati con il telescopio spaziale, le nubi di gas molecolare visibili solo nelle microonde, i grandi aloni che circondano le parti esterne. La foto mostra una elaborazione di immagini sulla nascita delle galassie (immagini originali ESO,NASA,NOAO).

Lo studio della struttura delle galassie è attivo a Padova ancora oggi presso numerosi gruppi di ricerca. Attraverso le moderne tecniche osservative è possibile ricavare notevoli informazioni sulla natura delle galassie, come ad esempio la loro luminosità intrinseca, le loro dimensioni, il colore, la dispersione di velocità delle stelle, ecc...

Negli ultimi 20 anni si è scoperto che i parametri che descrivono quantitativamente la struttura delle galassie sono tra loro correlati, e le correlazioni osservate, note come relazioni di scala, sono uno strumento importante per comprendere le leggi fisiche alla base del processo di formazione e di evoluzione di questi immensi sistemi stellari. Attraverso lo studio meticoloso di queste correlazioni, in galassie via via più lontane da noi, è possibile tracciare uno scenario di come le galassie sono nate e si sono evolute fino ai giorni nostri.

Materia oscura nelle galassie

Le galassie rappresentano i mattoni con cui è composto l'Universo. Conoscere la loro natura è una tappa obbligata nello studio della formazione ed evoluzione dell'Universo stesso.Negli ultimi anni, si è scoperto che la materia visibile, stelle o gas luminoso, è immersa in un altro tipo di materia non luminosa, la materia oscura, la cui natura non è ancora stata ben compresa.Essaè rivelabile perché la sua massa esercita una forza di gravità sulla materia luminosa. Questa massapuò essere studiata misurando la velocità con cui il gas e le stelle si muovono all'interno di una galassia. Più alta è la massa, più velocemente essi devono ruotare per equilibrare con la forza centrifuga l’attrazione della materia.

Da questa informazione è possibile determinare non solo la massa di una galassia ma anche come la materia è distribuita al suo interno. Il confronto con la distribuzione della luce, ottenuta tramite immagini, permette di rivelare la presenza della materia oscura. A Padova diversi ricercatori si interessano del contenuto di materia oscura nelle galassie tramite osservazioni fatte con grandi telescopi, come quelli dell’Osservatorio Europeo o il telescopio nazionale Galileo alle Canarie.

La foto mostra l’immagine di NGC 6925 (in alto) e grafico della sua rotazione in basso. Si può vedere come la galassia ruota a circa 250km/s, e che la curva di rotazione rimane piatta a grande distanza dal nucleo. La massa della galassia, con la sua attrazione gravitazionale, controbilancia la forza centrifuga. La velocità di rotazione e' quindi un indicatore della massa della galassia.

Interazioni tra galassie

Per molti anni le galassie sono state considerate degli universi-isola, che si evolvevano in completa solitudine, ad eccezione di rari sistemi così vicini da entrare in collisione. Padova è stato uno dei primi istituti di ricerca che ha contribuito a modificare questa visione, trovando sin dagli anni ’70 galassie con strutture di gas e stelle simili ad anelli polari. Esse ruotano come un satellite artificiale che percorra un meridiano, in orbita polare. Pochi anni più tardi si èscoperto anche un nuovo fenomeno, la controrotazione: ci sono galassie in cui il gas ruota in senso opposto alle stelle. Dato che questi anelli ed il materiale in controrotazione non possono derivare dallo stesso materiale della galassia che ruota in un senso e su un piano diverso, si è compreso che le galassie continuano ad acquisire materia dall’esterno anche dopo la loro formazione. Lo studio di questi tipo particolare di galassie continua oggi con dati provenienti dai maggiori telescopi e radiotelescopi nel mondo.

La figura mostra l’immagine di NGC 5266, una ellittica con anello polare, che si è prodotto in seguito all’interazione tra due galassie.

Contenuto di gas delle galassie

Una parte importante della massa delle galassie è sotto forma di gas, che può emettere radiazioni nei raggi X, se caldissimo, oppure nelle onde radio se è molto freddo. A Padova per comprendere l’evoluzione del gas nelle galassie si studiano le emissioni a tutte queste lunghe d’onda per determinare in che forma si trovi questo gas e come sia distribuito. Recentemente si è trovato che le galassie con anelli polari e quelle in interazione possiedono molto più gas delle galassie normali. Questo fenomeno può derivare da una diversa evoluzione chimica o dalla presenza di materia oscura nello spazio intorno. Per meglio capire quale effetto è dominante, sono state selezionate delle galassie che sono rimaste veramente isolate da tutte le altre per almeno un miliardo di anni. Queste galassie potrebbero essere i “mattoncini da costruzione” che, messi insieme all’origine dell’Universo, hanno poi costruito le galassie secondo la teoria detta di “fusione gerarchica”. Lo studio di questo tipo di galassie viene fatto confrontandole con le galassie primordiali, osservate molto lontano nello spazio e nel tempo.

Lo studio delle emissioni radio è possibile grazie a telescopi come questo in figura: il SEST all’Osservatorio Europeo di La Silla in Cile. Si tratta di antenne che ricevono dallo spazio i segnali radio emessi dalle sorgenti celesti.

Simulazioni teoriche di galassie

Con questo tipo di studi si cerca soprattutto di riprodurre con i computerla dinamica interna delle galassie ed il loro contenuto di gas, stelle e materia oscura. Un ruolo importante di questi studi, assai sviluppati anche a Padova, è quello di studiare l'interazione delle galassie con le altre ad esse vicine. E’ stato dimostrato che le galassie, durante la loro esistenza, possono venire in contatto con altre galassie e fondersi insieme. Tale fenomeno prende il nome di “Merging”, ed è uno dei candidati più studiati per comprendere l’evoluzione e la formazione delle galassie che oggi vediamo con i nostri telescopi.

La ricerca di modelli matematici in grado di descrivere la struttura, la formazione, e l'evoluzione delle galassie, può essere di aiuto per una migliore comprensione della storia dell'Universo.Nonostante un'enorme quantità di dati sulle galassie sia stata raccolta dai telescopi e dai satelliti lanciati nello spazio a questo scopo, molto poco si conosce su questi corpi celesti. Ad esempio, non si riesce ancora a spiegare come mai alcuni di essi abbiano forma tondeggiante ed altri forma appiattita, alcuni ruotino rapidamente ed altri lentamente.Non si ha ancora una chiara idea se le prime stelle, la cui luce venne a squarciare il velo della tenebra primordiale successiva alla grande deflagrazione, avessero caratteristiche simili, oppure profondamente diverse, rispetto a quelle delle loro attuali discendenti, ne' si conoscono ancora le esatte modalità della produzione degli elementi più pesanti dell'idrogeno e dell'elio nel mezzo interstellare primordiale.

Lo studio e l'utilizzo di modelli matematici, unitamente alle attuali risorse informatiche, costituiscono un valido ausilio nel tentativo di dare una risposta ai quesiti summenzionati.In particolare, certi problemi possono riguardarci molto da vicino.Tra qualche miliardo di anni la Via Lattea colliderà con la galassia di Andromeda.Sarà la prima ad incorporare la seconda, o viceversa, oppure non ci saranno vincitori ne' vinti?

Origine delle galassie

Si ritiene che le galassie nascano dalla crescita di perturbazioni primordiali per aggregazione gerarchica di proto-nubi di materia oscura che catturano i barioni li portano al collasso e alla formazione di galassie di vario tipo. In questo contesto sono in corso grandi simulazioni al computer di questo fenomeno mirate a chiarire il meccanismo di formazione e ad interpretare le osservazioni. Le simulazioni riguardano sia galassie isolate chegalassie interagenti gravitazionalmente.

Esperimenti di Astrofisica Gamma

L’esplorazione e la comprensione dell’Universo avviene raccogliendo le informazioni che giungono fino a noi.La radiazione elettromagnetica che possiamomisurare, con sistemi di rivelazione sulla terra o in orbita attorno alla terra, è ricchissima di informazioni caratteristiche della sorgente che l’ha prodotta. In particolare le regioni di più alta energia della radiazione ci possono aiutare a capire quali sono i meccanismi di formazione dei fenomeni cosmici più rilevanti nell’evoluzione dell’universo.

L’esperimento FERMI

FERMI è un telescopio su satellite dedicato alla rivelazione della radiazione gamma nella regione di energia tra 20 MeV e 300 GeV, che verrà lanciato in orbita dalla NASA nel 2008.

L’apparato sperimentale di rivelazione è ispirato alle tecniche della fisica delle particelle elementari e identifica i fotoni attraverso il processo di conversione in coppie elettrone-positrone nella materia.

FERMI studierà la struttura del cielo nella regione gamma, con lo scopo di identificare e classificarenuove sorgenti localizzate, di studiare l’emissione diffusa, di capire i meccanismi di accelerazione negli AGN, delle Pulsar e dei SNR. Studierà inoltre gli spettri di emissione dei Gamma Ray Burst ed approfondirà il temadella materia oscura nell’universo, cercando particolari processi di produzione di radiazione gamma nell’interazione con nuovi stati di materia.

L’esperimento MAGIC

MAGIC (Major Atmospheric Gamma ray ImagingCerenkov telescope) è un telescopio ad alta quota (2200 metri), dedicato all’osservazione della radiazione gamma ad energie superiori a 30GeV. Il telescopio è collocato nelsito di Roque de los Muchachos alle isole Canarie ed ha iniziato la raccolta di dati nel 2004.

La tecnica di rivelazione si basa sulla luce prodotta per effetto Cerenkov da elettroni generati a cascata quando la radiazione gamma di altissima energia raggiunge l’alta atmosfera terrestre. La luce raccolta dal telescopio in immagini la cui struttura particolare permette la ricostruzione dell’energia e della direzione di provenienza della radiazione primaria. L’esperimento si propone lo studio e la classificazione di sorgentidi radiazione gamma, in particolare di Nuclei Galattici Attivi (AGN),Supernova Remnant (SNR), e gamma ray burst (GRB). Particolarmente interessante è la misura dell’orizzonte cosmologico e lo studio delle origini della materia oscura.

Cosmologia

La cosmologia e’ la disciplina di frontiera della moderna astrofisica, avendo come scopo lo studio dei corpi e strutture piu’ remoti dell’universo.

Diversi cosmologi padovani si occupano di galassie, gruppi di galassie, ammassi, superammassi, materia oscura, e radiazione di fondo cosmico.
Vengono studiate alcune le leggi e proprietà fondamentali dell’Universo osservato, come la legge di Hubble, i campi di velocità e i moti peculiari delle galassie, le proprietà della distribuzione spaziale delle galassie, le strutture su grande scala, la struttura e la dinamica dell'intero Universo.

Molti ricercatori affrontano lo studio dell'Universo più lontano, utilizzando le galassie attive, le radiogalassie e i quasars come fari campione.

Negli studi cosmologici formalizziamo e collochiamo questi dati, tramite il principio cosmologico, in modelli di Universo basati sulla teoria della Relativita’ di Einstein. Definiamo gli osservabili cosmologici, distanze cosmiche, il redshift, i conteggi di sorgenti, illustriamo le evidenze a favore di un universo evolutivo, e analizziamo la radiazione cosmica nelle microonde.
Affrontiamo una disamina della storia evolutiva dell’universo, basata sul modello standard, studiando il Big Bang, le trasformazioni di fase, l’inflazione, la nucleosintesi primordiale, l’era della radiazione, la ricombinazione della materia e il disaccoppiamento della radiazione, l’insorgere delle prime sorgenti cosmiche, ecc.

Attraverso simulazioni al computer si riproducono in maniera virtuale l'evoluzione dell'universo dal Big Bang fino ad oggi, usando tutti gli ingredienti fisici (forza di gravità, forze di pressione del gas, formazione delle stelle, esplosione di supernovae...)che pensiamo siano importanti per descriverlo. Confrontando il risultato di queste simulazioni con le osservazioni dei telescopi, possiamo capire quali sono gli ingredienti giusti per ottenere un universo uguale a quello osservato in realtà.

Progettazione e utilizzo di missioni spaziali

Una missione spaziale si realizza attraverso alcune fasi caratteristiche:

  • definizione della missione
  • studio di fattibilita’ (fase-A)
  • identificazione delle specifiche per la costruzione del satellite e la sua strumentazione (fase-B)
  • costruzione e prove
  • campagna di lancio e lancio
  • operazioni in orbita
  • analisi dei dati ottenuti

le fasi (a) e (b) possono svolgersi in ambiente universitario con la collaborazione dell’industria; le fasi (c) e (d) si svolgono presso l’industria con la partecipazione di ricercatori universitari; le fasi (e) ed (f) spettano alle Agenzie Spaziali con l’assistenza dell’industria che ha realizzato il satellite; la fase (g) spetta ai ricercatori.

A Padova si e’ partecipato all’analisi dati dai satelliti ultravioletti OA2 e Copernicus (NASA), ESRO-TD1 e IUE (ESA), HST (NASA); alla definizione della Faint Object Camera (ESA) a bordo di HST; alla fase-A del satellite astrometrico HIPPARCOS dell’ESA (Alenia Spazio); alla preparazione dell’analisi dati di HIPPARCOS nel Consorzio Europeo FAST; si e’ partecipato al Comitato Scientifico dell’ESA per HIPPARCOS e ai gruppi di lavoro della NASA e dell’ESA per i carichi utili all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale; si sono condotte le attività di cui ai punti (a), (b), (c) di un telescopio Ultravioletto da porsi sulla Stazione Spaziale Internazionale. Un satellite Ultravioletto raccoglie la luce a lunghe d’onda tra 90 miliardesimi di metro e 320 miliardesimi di metro che non è visibile da Terra. Questa luce è ricca di informazione sullo stato chimico-fisico delle sorgenti celesti quali stelle e Galassie.

I ricercatori padovani hanno collaborato al satellite astrometrico HIPPARCOS, che ha misurato la posizione di 100mila stelle i loro spostamenti sulla sfera celeste (moti propri annui) e la loro distanza in termini di parallasse con la precisione di 2 millesimi di secondo d’arco (equivale alle dimensioni angolari di un bambino sulla Luna visto dalla Terra. La parallasse e’ l’angolo sotto cui è vista la distanza Terra-Sole. La stella più vicina ha una parallasse di 0.7 secondi d’arco. HIPPARCOS ha anche misurato posizione, moti propri e parallasse con precisione di 0.025 secondi d’arco.

L’attività di ricerca richiede il mantenimento e l’aggiornamento dei metodi e dei codici di calcolo per l’analisi di missione che include l’analisi orbitale e degli effetti dell’ambiente spaziale sulla strumentazione. L’analisi dati viene applicata alle tematiche d’interesse nel campo dell’Astronomia.

Strumentazione spaziale

E’ stato progettato e costruito a Padova il telescopio ‘Wide Angle Camera’ (WAC) per la missione cometaria europea ROSETTA, lanciata nel marzo 2004verso la cometa periodica Churiumov-Gerasimenko e gli asteroidi Steins e Lutetia. Sara’ un viaggio molto lungo, con 3 avvicinamenti alla terra e uno a Marte, prima del balzo definitivo che porterà Rosetta a mettersi in orbita attorno alla cometa nel 2014, per poi scendere assieme verso il Sole. Dopo il lancio, sono state ottenute diverse immagini con la WAC di campi stellari, di asteroidi e di una cometa che hanno permesso di verificare le eccellenti proprietà ottiche della WAC. Importantissimo sarà l’appuntamento del 3 marzo 2005 tra Rosetta e la Terra, con uno spettacolare passaggio quasi radente in cui speriamo di ottenere immagini spettacolari sia della terra che della luna.

Ricerche nel campo dei nuclei galattici attivi

Le galassie che ospitano un nucleo attivo (Active Galactic Nucleus: AGN) sono di gran lunga gli oggetti più luminosi dell’Universo. La loro luminosità è concentrata principalmente nel nucleo, di aspetto stellare, che irradia un’energia almeno diecimila volte quella dell’intera galassia sottostante. Per la loro alta luminosità i nuclei delle galassie attive sono le uniche sorgenti celesti ancora visibili quando la loro distanza è pari a quella dei confini del nostro universo,La loro osservazione permette infatti di avere informazioni sulle caratteristiche dell’universo in tempi remoti, pari al tempo impiegato dalla luce a percorrere la distanza che ci separa da loro. Le galassie attive sono quindi dei poderosi strumenti a nostra disposizione per studiare l’evoluzione temporale del cosmo e investigare i principali meccanismi fisici correlati con la sua evoluzione.

La loro presenza anche alle distanze delle galassie normali più vicinepermette di confrontare le loro proprietà intrinseche e quelle del loro ambiente ad epoche cosmologiche diverse e di tracciarne l’evoluzione.

Le galassie attive vicine vengono utilizzate per cercare di comprendere la natura dei processi fisici che ne producono l’alta luminosità nucleare. Questa infatti risulta essere generata in un volume di dimensioni talmente ridotte (meno delle dimensioni del sistema solare) che non può essere riprodotta con sorgenti stellari. Un buco nero massiccio sul quale cada materiale dalla galassia circostante è l’unico modello fisico capace di generare quantità di energia pari a quelle osservatein volumi così ristretti.

Le proprietà nucleari, rivelate dalle osservazioni spettroscopiche, mettono in risalto diverse classi di galassie attive, che differiscono fra di loro per ilgrado di ionizzazione dei loro spettri a righe di emissione e per la presenza di regioni circumnucleari, caratterizzate da differenti dispersioni di velocità: Seyfert-1, Seyfert-2, Narrow Line Seyfert-1. Le regioni extranucleari sono usualmente sede di forte formazione stellare, Starburst, che si manifesta con diversi gradi di intensità.

Uno degli scopi della ricerca nel campo delle galassie attive è quello di inquadrare i diversi aspetti con cui si manifestano le loro proprietà nucleari, circumnucleari ed extranucleari nella cornice di un modello unificato, capace di riprodurre tutte le tipologie osservate, cambiando semplicemente l’orientamento della sua configurazione. Quest’ultima dovrebbe consistere in un buco nero massiccio circondato da un toro di gas e polveri denso e da nubi di gas ionizzato ad alta velocità (Broad Line Region, BLR), situate dentro il toro vicino al buco nero

(vedi foto). Quest’ultimodovrebbeirradiare per accrescimento di materiale (gas e stelle) proveniente dalla galassia. Nubi di gas ionizzato, situate fuori dal toro, al disopra della sorgente centrale emettono le righe di emissione a più bassa dispersione di velocità (Narrow Line Region, NLR), osservate negli spettri.

Le ricerche che vengono condotte nel nostro Dipartimento su questi oggetti straordinari utilizzano principalmente tecniche di indagine di spettroscopia a fenditura (spettroscopia bidimensionale, 2D) e a matrice di fibre (spettroscopia tridimensionale, 3D). Vengono utilizzati dati ottici, ottenuti ai maggiori telescopi dello European Southern Observatory e allo Special Astrophysical Observatory, oltre che all’Osservatorio di Asiago. Indagini nel range X vengono condotte utilizzando dati dei satelliti ROSAT e XMM nell’ambito di cooperazioni internazionali.

I principali temi di indaginesono:

1) Verifica del Modello Unificato negli AGN vicini
2) Relazioni fra proprietà del nucleo attivo e galassia ospite
3) Effetti dell'interazione fra galassie sull'attivitànucleare.
4) Interferometria ottica di AGN con Very Large Telescope Interferometer(VLTI)

Si cerca quindi di rispondere alle domande più attuali nel campo della fisica degli AGN e della loro evoluzione.

Contributi decisivi verranno dall’uso del VLTI, che permetterà di osservare le regioni nucleari di galassie attive con una risoluzione spaziale di 0.001 arcsec, che ai redshift degli oggetti più vicini (z ~ 0.01), corrisponde a ~ 200pc. Sarà così possibile osservare quellestrutture circumnucleari di dimensionidell'ordine dei 200 pc, di cui si suppone per via indiretta la presenza, ovvero: le spirali, i dischi e le barre nucleari che possono convogliare il gas verso il buco nero centrale. Inoltre saranno rilevabili le regioni di formazione stellare distribuite intorno al toro e naturalmente le NLR.

Astronomia quantistica

E’ una attività osservativa molto nuova che tende ad esplorare proprietà della luce sinora non sfruttate dagli astronomi, e che cominciano a uscire dall’ambito della speculazione teorica verso concrete applicazioni (ad es. il teletrasporto, la comunicazione quantistica, ecc.). Si spera pertanto di aprire una ‘nuova finestra’ sull’Universo. E’ un lavoro che ha una forte connotazione europea, e che coinvolge sia telescopi terrestri (anche quelli di Asiago) che telescopi spaziali.